user by fam fam wolly | date by fam fam gio 4 feb, 2010 | time by fam fam 10:10 am | Data Astrale staretrek 87096.75 | short link Short Link
nella Categoria: Il Wolly pensiero

The start project

A new Silicon Valley business incubator called The Start Project has recruited a high-profile group of entrepreneurs as advisers, which it announced today on its Web site.

A San Francisco nasce un nuovo incubatore per start up “The Start Project“.

I fondatori hanno storie di successo alle spalle,

The Start Project is the brainchild of serial entrepreneurs Narendra Rocherolle of 83 Degrees, who co-founded a range of companies, and Josh Felser of Spinner and Crackle.

hanno come advisors alcuni importanti imprenditori che hanno avuto successo con le loro start-up:

Twitter co-founder Biz Stone, WordPress co-founder Matt Mullenweg, former Google (GOOG) exec and angel investor Chris Sacca, as well as Whiskey Media’s Mike Tatum and Jeffries & Co. Managing Director David Liu, have all agreed to help the company’s start-ups before and during their creation.

un fondo di investimento:

Polaris Venture Partners is also involved, lending office space in San Francisco and possible investments in whatever innovative ideas bubble up, with a first-look option.

Da noi invece si scrive e si parla di come fare un elevator pitch in 90 secondi stilisticamente perfetto, naturalmente chi scrive e parla non ha mai ricevuto un finanziamento per una start up e non ha nemmeno mai finanziato una start up di successo.

Chi in Italia potrebbe essere il Leader di un incubatore del genere?

Chi gli advisor di successo’

E chi potrebbe essere il Venture Partner?

Faccio fatica a trovare dei nomi veri, non quelli che insegnano a fare bellissimi elevator pitch, proprio quelli che hanno creato una start up di successo in Italia.

Chissà perché da noi sono tutti così attenti alla forma, all’esposizione corretta sempre e solo per questioni estetiche senza mai portare esempi concreti di successo?

via New Tech Incubator, The Start Project, Attracts High-Profile Team | Kara Swisher | BoomTown | AllThingsD.

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user by fam fam wolly | date by fam fam dom 21 giu, 2009 | time by fam fam 1:38 am | Data Astrale staretrek 86469.93 | short link Short Link
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Questo articolo l’ho scritto nel maggio 1996 per una rivista imprenditoriale, l’ho appena ritrovato insieme ad altri documenti interessanti che pubblicherò poco alla volta.

Essere Imprenditore è da sempre un mestiere ricercato, invidiato, bistrattato, esaltato, rifiutato. Chi sceglie di esercitare questa professione normalmente è spinto dalla vocazione dal desiderio di vedere la propria Impresa prosperare e non soltanto dalla sete di denaro (Luigi Einaudi).

Ora invece ci troviamo a dover esercitare prevalentemente altri mestieri che ci distolgono dal nostro core-business (essere Imprenditori) e ci costringono ad abbandonare tutti i buoni propositi. Una parte di tempo considerevole la stiamo spendendo per ottemperare ai dettami del D.Lgs.626/94 definito da Innocenzo Cipolletta “Una storia di ordinaria follia”, un’altra parte considerevole la spendiamo a seguire gli adempimenti burocratici che ogni giorno aumentano e diventano così arzigogolati che forse nemmeno il Dottor Azzeccagarbugli riuscirebbe a districarsi. E Noi nelle poche ore rimaste dobbiamo decidere se riposare o se rinunciare al riposo e pensare ad essere anche Imprenditori.
L’OCSE ci dice che negli ultimi anni circa seimilioni di posti di lavoro sono scomparsi dall’Europa e contemporaneamente altrettanti sono nati nei paesi del Terzo e Quarto mondo. Forse che di colpo siamo diventati tutti incapaci e ci siamo lasciati portare via il lavoro? NO, ci siamo trasformati, stufi di assistere alla mancanza di progettualità e programmazione dei nostri governanti, stufi di spiegare che la mobilità nel Mercato del Lavoro non’ è un capriccio ma una necessità, stufi di essere considerati evasori e delinquenti. Abbiamo diversificato, chi ha potuto ha meccanizzato all’esasperazione i processi produttivi tanto che il nostro Paese è il terzo al mondo per AUTOMAZIONE, chi non ha potuto ha studiato prodotti con bassissimo intervento di manodopera e largo uso di stampi o di terzisti specializzati,  altri ancora, una minoranza per numero ma una grossa fetta per l’economia, hanno trasferito le proprie produzioni in altri Paesi, Brasile, Polonia, Taiwan, Cina ed altri ancora, qualcuno per la verità ha anche chiuso bottega. Siamo stati quindi bravi come Imprenditori, ci siamo adattati alla situazione e abbiamo trovato i rimedi idonei per continuare a far sopravvivere le nostre Aziende. L’OCSE però continua a ricordarci che seimilioni di posti di lavoro sono scomparsi dall’Europa e, continuano a scomparirne.

Se proseguiamo su questa strada tra un po’ dovremo anche produrre i clienti all’estero oppure dare uno stipendio alle macchine per comprare ciò che producono.

Nel frattempo i nostri governanti cosa fanno, litigano sulla presidenza della Camera e del Senato, disquisiscono amabilmente di scala mobile, cassa integrazione questione settentrionale, questione meridionale, l’ho detto prima io no io. Nessuno che pensi di promuovere una politica industriale e del lavoro che sia fondata su presupposti saldi e con tempi chiari da rispettare. Potremmo proporre alcuni interventi non urgenti o tampone ma, di programma. Ritengo che i seguenti punti dovrebbero essere preponderanti per consentire il rilancio dell’economia e dell’occupazione:

  • Riprendere il controllo dei territori meridionali
  • Creare le infrastrutture sia al nord quanto al sud
  • Rendere la pubblica amministrazione efficiente (poste in primis)
  • Attivare una seria politica di incentivazione agli investimenti alle aziende (un buon inizio era quello del Ministro Tremonti)
  • Non distribuire soldi alle aziende ma rendere meno oneroso il peso dell’imposizione fiscale
  • Premiare le aziende che assumono
  • Abolire la legge 604/66(giusta causa)
  • Liberalizzare il collocamento

Tutto questo come detto prima in un quadro di programmazione economica che vada oltre le esigenze di cassa di brevissimo periodo e che si prefigga obiettivi quinquennali con controllo annuale dei risultati. Forse in questo modo siamo ancora in tempo a ricreare quei posti di lavoro persi a causa della meccanizzazione dei processi che è ineluttabile ed auspicabile ma, che deve rientrare in una visione globale del sistema economico.
Secondo ed ultimo tema riguarda l’Etica nei confronti dei propri fornitori. Tra le cause che ci distolgono dal nostro essere Imprenditori una parte importante la riveste anche la continua ricerca di liquidità. Un’indagine svolta da Intra iustitia nei dodici paesi dell’Unione rileva che in Italia mediamente le nostre aziende attendono 89 giorni prima di incassare i propri crediti contro la media Europea di 48. Emerge anche che almeno nel 40% dei casi il ritardo non è dovuto a mancanza di liquidità ma, è intenzionale ed utilizzato come forma di finanziamento  a tasso zero facendo diventare di fatto le Imprese Istituti di credito senza però godere della stessa tutela e dello stesso controllo che tale tipo di attività richiede.

Non esiste alcun motivo per il quale Il ritardo di pagamento debba essere a tasso zero, il “Prompt Payment Act “ americano prevede una costante ed automatica progressione degli interessi dopo 30 giorni. La stessa cosa avviene in Svezia e Germania con meccanismi diversi. Se il debitore si trova a dover pagare interessi più elevati dal fornitore si deve per forza rivolgere agli Istituti di Credito che sono attrezzati a prestare quei servizi che noi non siamo in grado di addossarci.. Ritengo infine non sia un caso che in Italia ci vogliano mediamente tre mesi per essere pagati ed in Svezia dove è in funzione questo sistema l’incasso medio sia di un mese.
Riflettete gente ,riflettete…..

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user by fam fam wolly | date by fam fam lun 30 mar, 2009 | time by fam fam 2:48 pm | Data Astrale staretrek 86244.75 | short link Short Link
nella Categoria: Il Wolly pensiero

La  BlogoPalla non è solo luce non è fatta solo di innovatori e persone dedite al miglioramento è anche il luogo oscuro dello sfruttamento.

Alcuni lanciano iniziative “editoriali” (spesso senza nenache registrare la testata) sfruttando gli autori e pagandoli dai 3 ai 5 euro a post (quando li pagano) nascondendosi dietro alle scuse più divertenti ma, in prevalenza la scusa è sempre una, la pubblicità non rende così tanto.

Nel lavoroci sono sempre state 2 categorie, gli imprenditori che sono quelli che si beccano il rischio di intraprendere e i collaboratori/dipendenti che non hanno nulla a che fare con il rischio di impresa.

La situazione al momento attuale è delle più ridicole, i collaboratori dipendenti partecipano al rischio di impresa con collaborazioni da fame, senza però godere degli eventuali frutti e senza avere una tutela di fatto.

Voi avete qualche idea in proposito?

Update: Donato segnala un suo vecchio post.

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Saluto dell’Ambasciatore Ronald Spogli

Villa Taverna, 5 febbraio 2009

Ronald P. Spogli, Ambasciatore USA in Italia

Ronald P. Spogli, Ambasciatore USA in Italia

Il mio rapporto con l’Italia è cominciato con la nascita in una famiglia Italo-Americana, è proseguito prima con gli studi qui e poi con l’esperienza da Ambasciatore. Non voglio che i miei contatti con l’Italia si interrompano solo perché il mio mandato è giunto al termine. Fin dal mio arrivo, ho sempre cercato di essere estremamente schietto nelle mie analisi sull’Italia, al punto tale che una volta un giornale mi ha definito «l’ambasciatore che porta pena». Coloro che mi conoscono bene, sanno però che nutro un profondo affetto per il vostro Paese. Ogni critica è sempre stata scandita nel massimo rispetto per la terra dei miei avi. È con questo approccio che oggi vorrei congedarmi, esponendovi alcune considerazioni sulle sfide che a mio parere attendono l’Italia.

Spero che gli italiani affrontino queste sfide con spirito unitario. Ci sono chiaramente, a mio avviso, obiettivi sui quali tutti gli italiani possono convergere e sui quali è possibile ottenere un consenso nazionale e un sostegno tra i partiti, i gruppi sociali, le diverse regioni e i governi che si succederanno negli anni.

Economia
L’ambasciata ha cercato di incoraggiare quei cambiamenti economici e quelle riforme necessarie per affrontare la bassa crescita economica dell’Italia. In questo momento l’attenzione globale è focalizzata sul declino della crescita dovuto alla crisi finanziaria. Ma anche prima di questa crisi l’Italia registrava ritmi di crescita di gran lunga inferiori rispetto a quelli dei suoi partner europei. Ciò aveva posto l’Italia in una condizione di relativo declino che aveva portato il Paese ad essere considerato da alcuni come “il malato d’Europa”. Ritengo che questo problema di fondo di una lenta crescita nel lungo periodo sia molto più serio della recessione in atto.

Perché l’economia italiana cresce così poco? Ci sono molte ragioni e sicuramente il fattore demografico svolge un ruolo importante. Ma penso che il cuore del problema risieda nelle politiche e nel clima economico. L’Italia si colloca ripetutamente molto in basso nelle classifiche internazionali sulle condizioni per fare business ed investire. Tutti conosciamo i problemi: una burocrazia pesante, un mercato del lavoro rigido, la criminalità organizzata, la corruzione, la lentezza della giustizia, la mancanza di meritocrazia e un sistema di istruzione che non risponde ai bisogni del ventunesimo secolo.

In questi anni mi sono chiesto come mai gli italiani non reagiscano nel vedere costantemente il proprio paese agli ultimi posti delle classifiche sulla competitività mondiale. L’Italia non può mantenere lo status di potenza economica se i suoi risultati rimangono così bassi. Non voglio certo dire che un paese debba dipendere ciecamente da queste analisi economiche, ma esiste uno stretto legame tra i dati positivi di queste valutazioni e le economie che vanno meglio. Gli italiani dovrebbero sollecitare i cambiamenti per far crescere il paese e soprattutto cercare di costruire un consenso intorno ad essi. Non avreste piacere nel vedere l’Italia risalire nelle classifiche internazionali e ottenere ogni anno risultati migliori? Non sarebbe una ragione di orgoglio per i rappresentanti di tutti i partiti, di tutti i gruppi sociali e di tutte le generazioni?

Ho cercato di incentrare gran parte del dialogo con gli Italiani sull’imprenditorialità. La nostra missione diplomatica ha avviato contatti con istituzioni, gruppi e singoli individui che intendevano sfruttare l’eccellenza italiana nei campi della ricerca, della tecnologia e del design come fonte per avviare nuove imprese e per sostenere la crescita economica.

Tre anni dopo sono felice di vedere che molti italiani stanno lavorando per rafforzare il legame tra la ricerca, i capitali e le imprese. Ed è particolarmente gratificante scoprire che così tanti giovani italiani si stanno avviando verso una carriera da imprenditori. I cambiamenti si realizzano, quando gli italiani li vogliono veramente e lavorano per ottenerli.

Energia
Gli effetti dell’alto prezzo del petrolio nello scorso anno sulle imprese e sui cittadini italiani e in particolare la recente interruzione delle forniture di gas russo in seguito alla controversia con l’Ucraina, dimostrano che la sicurezza energetica continua ad essere una sfida che l’Italia e i Paesi vicini devono affrontare.

L’Italia ha compiuto progressi nella diversificazione delle fonti energetiche. Lo scorso settembre ho partecipato all’inaugurazione del nuovo terminal per lo stoccaggio del gas naturale a Rovigo. La recente crisi del gas può rappresentare un’opportunità per l’Italia per dirigere i propri sforzi verso una strategia che garantisca una reale sicurezza energetica, attraverso la diversificazione delle fonti, dei fornitori e delle rotte. Vorrei esortare l’Italia ad adottare un piano di sicurezza energetica concreto e realistico che promuova la diversificazione attraverso un uso migliore delle risorse nazionali e un diverso mix di fornitori.

I progetti in materia energetica, in particolare le strutture nucleari, richiedono però tempi lunghi prima di essere completati. La sfida per gli italiani sarà quella di costruire il più ampio consenso possibile su questi progetti in modo tale che, visti i tempi lunghi e i naturali cambiamenti di amministrazioni che caratterizzano una democrazia, non ci sia la tentazione da parte dei governi che si succederanno di cancellare o cambiare radicalmente i progetti già avviati. L’Italia ha già visto troppe grandi opere rimaste incompiute e la priorità della sicurezza energetica è troppo importante per risentire dei capricci della politica. Gli italiani dovrebbero impegnarsi e sollecitare i governi a tracciare un percorso consensuale che porti ad una vera sicurezza energetica.

Proseguendo sulla strada finora intrapresa, l’Italia può centrare questo obiettivo.

Formazione
Infine, un tema fondamentale, l’istruzione. L’ho già accennato parlando di economia, ma permettetemi di aggiungere alcune considerazioni. Se c’è un settore in Italia in cui la relazione tra l’impegno e il suo riconoscimento è più debole, a me sembra che questo settore sia proprio l’istruzione superiore. Nei miei incontri con gli studenti ho percepito un profondo pessimismo sul futuro. Non sono sicuri che la laurea li aiuterà a trovare un buon lavoro e spesso ho avuto la sensazione che vedano il loro futuro non in Italia, ma altrove. Il vostro Paese può contare su giovani di grande talento. Perderli sarebbe un vero peccato.

Un fattore che limita l’occupazione in Italia è la mancanza di forti legami tra il mondo accademico e quello dell’impresa. Ci sono ovviamente delle pregevoli eccezioni: durante la mia visita a Torino, per esempio, sono rimasto favorevolmente colpito dal successo della partnership tra il Politecnico e il centro di ricerca della General Motors. Dovrebbero esserci più esperienze di questo tipo. Si tratta di un’area in cui gli Stati Uniti hanno maturato dei punti di forza dai quali potrebbe valere la pena prendere spunto. Distretti come la Silicon Valley o la Route 128 a Boston sono famosi per i loro centri di ricerca che danno vita a migliaia di nuove imprese, che a loro volta offrono opportunità di lavoro ai giovani laureati.

Durante il mio mandato ho concentrato il mio impegno su un nuovo programma di scambio che permettesse ai giovani italiani di vivere una vera immersione nella cultura d’impresa americana. Il programma lo abbiamo chiamato Fulbright-Best (Business Education and Student Training) e sono felice di aver riscontrato un grande sostegno da parte di importanti imprenditori italiani e di numerose regioni, come ad esempio la Toscana. Abbiamo lanciato il bando per la terza fase del programma, in cui manderemo oltre venti giovani nella Silicon Valley per tre mesi di studio sull’imprenditorialità e poi tre mesi di lavoro in un’azienda start-up.

Questo è stato il nostro contributo in questo campo. Ma cosa possono fare gli italiani per migliorare il loro sistema di istruzione? Vi esorto di nuovo a unirvi per raggiungere l’obiettivo di portare il sistema universitario italiano agli standard mondiali più alti. È una tragedia nazionale, direi imbarazzante, che non ci sia una sola università italiana nei primi posti delle classifiche internazionali. Perché, allora, non si scelgono tre università – una del Sud, una del Nord e una del Centro – e gli si concedono uno status speciale e incentivi mirati? Si tratterebbe di sviluppare un programma per portare in dieci anni queste università ai primi posti delle graduatorie mondiali. Non sarebbe questo un obiettivo sul quale gli italiani possano convergere? Non potrebbe essere sostenuto da tutti i partiti, in un vero esempio di consenso nazionale?

In conclusione, vorrei ringraziarvi di nuovo per il vostro lavoro e la vostra collaborazione in questi quarantuno mesi. Tornerò in Italia e sarò felice di rivedervi e di osservare i progressi compiuti dall’Italia nelle sfide che l’attendono.

[fonte : Ambasciata USA]

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user by fam fam wolly | date by fam fam mer 28 gen, 2009 | time by fam fam 3:07 pm | Data Astrale staretrek 86078.19 | short link Short Link
nella Categoria: Il Wolly pensiero

Il centrodestra ha da poco vinto le elezioni (un annetto più o meno) con il suo centroavanti di sfondamento, Silvio Berlusconi.

Non è però cambiato molto da quando è nato Forza Italia se non che il Silvio ha imparato a fare politica. Il problema però veramente enorme è che non si vede all’orizzonte un ricambio, qualcuno che possa tenere unito il centrodestra e nel contempo avere il carisma e l’appeal per poter vincere le elezioni.

A differenza dei “radical chic elitari™” non ritengo cretini gli elettori quando non votano quello che voto io e anzi mi auspico che possa finalmente nascere anche Italia un bipartitismo reale e funzionante nella logica dell’alternanza anche se egoisticamente preferisco che vincano sempre i miei.

Non sono assolutamente sicuro che alle prosssime elezioni politiche i miei possano rivincere perchè manca un Leader nuovo, più (molto più) giovane che sappia comunicare e che soprattutto non divida così duramente gli elettori tra chi lo ama e tra chi lo vorrebbe vedere morto( non metaforicamente).

Il centrodestra è si radicato localmente (soprattutto grazie alla Lega) ma, pagherà lo stesso scotto pagato dal centrosinistra alle ultime elezioni perchè alla fine il grosso del partito, PDL, è e rimane romanocentrico e per evitare stupide battute, romanocentrico significa legato prevalentemente alla vita di corte che solo accidentalmente si svolge a Roma, se le istituzioni avessero sede a trento sarebbe trentocentrico.

Non esiste un leader in pectore amato da tutti (quelli del centrodestra) non esiste nessuno che abbia idee innovative che venga alla luce e che venga supportato dagli apparati di partito, continuano a governare i “colonnelli”  grazie alla loro rete di amicizie intessute negli anni e non si vedono facce nuove. Questa è una responsabilità enorme del Silvio Berlusconi che sta commettendo i classici errori dell’Imprenditore di prima generazione, errori che però compie in politica non certo nelle sue aziende dove da anni il ricambio generazionale al vertice è stato programmato e realizzato step by step per permettere la continuazione del suo gruppo.

Caro Silvio, perchè non cominci a pensare seriamente al ricambio generazionale ora che ci sono ancor 4 anni davanti invece di continuare a vederti come unico salvatore della Patria?

Stai commettendo gli stessi errori del centrosinistra, i loro sono più gravi perchè pur avendo perso non hanno ancora capito il messaggio degli elettori, e se non te ne accorgi al più presto andrà tutto a gambe all’aria con una rapidità tale che quando te ne accorgerai sarà troppo tardi.

So benissimo che non ti curi dei nuovi media e dei nuovi strumenti di comunicazione convinto come sei che la TV sarà sempre l’unico mezzo e sbagli quando dai retta ai tuoi consiglieri che ti dicono che alla fine la blogosfera è composta da 4 gatti di sinistra esagitati e arrabbiati, hanno ragione al momento ma, la rete evolve ad una velocità tale che neanche ti immagini e in un futuro non troppo lontano, anche da noi, il saper comunicare in rete sarà più importante che il saper comunicare in TV e questo è il motivo per il quale devi svecchiare i tuoi collaboratori, devi cominciare a trovare chi sa comunicare e devi trovare volti nuovi che possano trovare consenso nella tua base elettorale.

E’ un compito difficile ma non puoi essere contento di aver creato il vuoto dietro di te, di non avere un delfino vero e di non avere dei veri nomi da presentare come Leader.

Se il PDL morirà, come credo se non si cambia strada, sarà il tuo più grande insuccesso, e sarà quello che alla fine la storia commenterà parlando di te e dei tuoi governi, ha governato tanti anni ma non ha saputo dare un governo al Paese.

Siediti nella sedia in fondo dell’ultima sezione, mettiti un tappo in bocca così che riuscirarai a resistere alla voglia di ascoltare la tua voce e ascolta, ascolta gli altri, in silenzio, con attenzione, la tua intelligenza saprà discriminare tra le stronzate e le cose serie, e quando troverai quelle 3/4 persone giuste, intelligenti, con karisma e competenza politica prendile al volo e proteggile, insegna loro come si sopravvive in politica ai falchi e agli “amici”, preparali a mostrarsi al momento giusto, forti non solo delle loro idee, delle loro intuizioni e del loro karisma ma, anche consapevoli della loro forza politica pronti a scontrarsi e a vincere contro gli “amici” e poi sarà il popolo a decidere se saranno loro a governare.

Ecco se riuscirai a fare tutto questo la storia non ti ricorderà solo per le gaffe, gli insulti ricevuti o per i tuoi successi imprenditoriali e politici ma ti ricorderà per qualcosa di molto più importante, l’aver saputo accettare i tuoi limiti e per aver dato un futuro ad una delle due principali forze politiche in Italia.

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user by fam fam wolly | date by fam fam lun 26 gen, 2009 | time by fam fam 10:28 pm | Data Astrale staretrek 86073.57 | short link Short Link
nella Categoria: Il Wolly pensiero, Utili

Una domanda che spesso viene posta è – Cosa devo fare per aprire una startup? – e questo post vuole raccogliere alcuni suggerimenti dettati dall’esperienza e non vuole essere assolutamente esaustivo. Non parlerò di questioni burocratiche perchè potete trovare le informazioni direttamente in Camera di Commercio o pressi i Punti nuova Impresa disponibili  sul territorio.

Aprire una startup è un esperienza incredibilmente bella ma, se non si prendono adeguate precauzioni potrebbe trasformarsi nella vostra peggiore esperienza. :-)

Ed ecco i suggerimenti:

  1. Ricordatevi che state aprendo un attività in Italia e non scordatevelo mai. L’Italia è uno dei peggiori paesi nel mondo dove fare Impresa, avrete una delle più alte tassazioni sul reddito d’Impresa al mondo, pagherete l’energia dal 30% al 100% in più rispetto ai vostri concorrenti stranieri, vi scontrerete con una delle peggiori P.A. al mondo e troverete difficoltà enormi a dialogare con i vari uffici con i quali dovrete avere a che fare, se non vivete al Nord vi troverete anche con infrastrutture assolutamenti assenti o quasi ( e nel Nord non pensate di vivere nel paese del bengodi), nel momento stesso che avrete la vostra agognata partita iva per tutti diventerete evasori,ladri, bastardi, e tutti gli insulti che siete soliti ora rivolgere a chi ha una partita iva. :-)
  2. Lo so che conoscete a memoria la storia di Steve Jobs e della Apple ma, quello è successo negli USA, voi vivete in Italia e quindi se state lavorando in cantina o nel garage di casa e lasciate aperta la porta sappiate che nessuno entrerà con in mano una barca di euri per finanziare la crescita della vostra società, mentre invece entreranno di sicuro la GDF, l’ufficio delle entrate, il messo comunale, i fornitori e se appena appena guadagnate qualcosa parenti che manco conoscete. Il sistema bancario Italiano è uno dei peggiori al mondo per chi vuole fare impresa è un sistema basato sul do ut des e cioè ti finanziano se sei in grado di mettere a garanzia immobili, titoli, mamma e papà e qualsiasi cosa di valore, le banche italiane NON finanziano progetti a meno che tu non ti chiami Agnelli e non gli presenti un progetto da 100 milioni di euro ma, se è il tuo caso non stai senza dubbio leggendo questo post. Le banche non danno soldi a chi non li ha e tanto meno su un progetto e se qualcuno vi dice il contrario (vi chiederà dei soldi per questo) accettate l’offerta solo se pagherete a risultato raggiunto e solo se  pagherà a Voi l’importo della consulenza in caso di risposta negativa alla vostra richiesta, vi accorgerte subito che chi  assicurava di farvi avere il finanziamento senza problemi scomparirà come di incanto.
  3. Ora abbiamo contestualizzato la vostra Startup e quindi parliamo della vostra idea. Come tutti quelli che hanno idee (me incluso) sarai convinto che la tua è l’idea più geniale del mondo.  Non offenderti non lo metto in discussione sei tu che devi mettere in discussione la tua idea, devi informarti, guardare se esiste qualcosa del genere in giro, procurati i bilanci degli enventuali competitors (ti serviranno per analizzare i risultati e capire come tu puoi fare meglio), ricontrollare e poi quando sei sicuro al 100% della tua idea passa al prossimo punto. (un caro amico mi ha raccontato di alcuni progetti che gli sono stati sottoposti tanto per dire c’è chi si è presentato  reinventando il Browser Internet, questo per farti riflettere sulla bontà della tua eventuale idea).
  4. La tua idea è buona è il momento di cominciare a dare i numeri. Per prima cosa sai cos’è un conto economico? uno stato patrimoniale? un rendiconto finanziario? un Business Plan? un Budget? Se non lo sai è il momento che ti iscrivi ad uno dei tanti corsi che ti spiegano cosa sono, non delegare mai agli altri questi aspetti prchè poi ti troverai legato mani e piedi a consulenti e/o dipendenti che potrebbero fregarti o distruggerti. La tua idea deve trasfromarsi in un Business Plan dove dovrai capire se la tua Startup stà in piedi e cioè se in un lasso di tempo ragionevole comincia a produrre utili, mi raccomando UTILI non FATTURATO, non hai idea di quante persone si fanno belli di fatturati stratosferici e poi perdono quattrini in quantità. Stare in piedi significa che hai abbastanza quattrini per fare in modo che la tua Startup possa vivere fino a che non produce utili e quindi diventa auto sufficiente.Il Business Plan deve essere realizzato molto bene perchè insieme al budget che ne conseguirà sarà la tua Bibbia. Il vostro Business Plan DEVE essere realizzato per voi e per nessun’altro quindi deve essere realistico perchè da li dovrete creare il budget.
  5. Il budget sarà il vostro compagno di strada, dormirete con lui e sforare il budget dovrà diventare il vostro incubo peggiore. Ricordatevi che i vostri capitali iniziali non sono infiniti e li avrete commisurati al vostro Business Plan e il vostro Budget sarà il vostro strumento di controllo e di verifica. Non dovrete spaventarvi se per caso le entrate saranno inferiori alle aspettative o se le spese maggiori, il budget vi servirà proprio per affrontare queste evenienze in tempo prima che diventino un disastro e prima che finiate tutti i vostri quattrini.
  6. La vostra azienda sta crescendo e cominciate ad aver bisogno di collaboratori è giunto quindi il momento di scegliere il miglior contratto di lavoro e di studiare per benino tutte le implicazioni delle vostre scelte. Cercate di assumere personale di qualità, costa di più ma vi offre molto di più, addestrate i collaboratori, gli investimenti in formazione saranno i migliori investimenti che farete.
  7. Finalmente cominciate ad incassare dopo aver solo speso, questo è il momento in assoluto peggiore per voi se non avete predisposto il vostro rendiconto finanziario. I soldi che trovate nel vostro “cassetto” non sono vostri, quindi aspettate a comprarvi il Cayenne Turbo, mettete da parte i soldi che vi servono a pagare i dipendenti, i fornitori e le tasse, e solo quella piccola parte che rimane è vostra, se vi basta a comprarvi un panino al giorno siete già stati bravi per essere all’inizio. Questa dovrà diventare la vostra regola ferrea, che si aggiunge a quelle di seguire il Business Plan, adorare il vostro budget e seguire con attenzione il vostro rendiconto finanziario.
  8. Se siete arrivati fino a qui vuol dire che la vostra Startup è diventata un azienda a tutti gli effetti e che state cominciando a guadagnare quindi vi faccio i miei più sentiti complimenti, bravi abbiamo bisogno di persone intraprendenti come voi.

Sono solo 8 i punti ma spero che vi possano aiutare.

Vi lascio una splendida e nota citazione di Luigi Einaudi 2° Presidente della Repubblica Italiana:

Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. È la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di guadagno. Il gusto, l’orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno. Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie ed investono tutti i loro capitali per ritirare spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente ottenere con altri impieghi.

Questo è il mio curriculum vitae :linkedin

Realizzato con www.wordle.net

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user by fam fam wolly | date by fam fam ven 31 ott, 2008 | time by fam fam 11:50 am | Data Astrale staretrek 85831.59 | short link Short Link
nella Categoria: Il Wolly pensiero

Analisi assolutamente di parte e quindi assolutamente opinabile eseguita dal tenutario di questo blog.

Da sempre sento parlare di riforma della pubblica amministrazione e da sempre sento lamentarsi dei servizi che la pubblica amministrazione offre ai cittadini.

Il problema nasce da molto lontano e si è acuito negli ultimi 20/30 anni.

CI sono due visioni contrapposte e assolutamente non compatibili della questione (NON problema, QUESTIONE).

I “mitici anni ’60″ quelli del boom economico e demografico tanto per intenderci, hanno portato il paese nel consumismo e nella ricchezza ma, non tutto il paese e non con metodi omogenei.

La questione meridionale si sviluppa e nascono gli interventi a pioggia, la cassa del mezzogiorno e tante altre iniziative,mai però organiche.

La crisi petrolifera degli anni ’70 porta in dote al paese il problema degli esuberi nelle grandi aziende del nord che nascendo in un paese dove l’economia non è mai stata libera ma sempre in mano a poche famiglie non permetteva il riciclo in nuove aziende.

E’ proprio negli anni ’60 e soprattutto nei ’70 che la pubblica amministrazione diventa, grazie alla connivenza o meglio grazie al patto scellerato tra politica, sindacato ed industria, non un ma l’ammortizzatore sociale per eccellenza.

Si sposta quindi la centralità della pubblica ammistrazione che non è più dare un servizio ai cittadini bensì creare posti di lavoro in sostituzione di quelli che non nascono e in sostituzione dei sussidi di disoccupazione.

Nella scuola la centralità non sono gli studenti e la loro preparazione bensì i posti di lavoro.

Ora è facile dire cambiamo tutto rimettiamo il cittadino utente al centro, rimettiamo lo studente e la sua preparazione al centro ma, come la mettiamo con l’ammortizzatore sociale?

Esiste un humus imprenditoriale che permetta di creare i posti di lavoro necessari per far vivere dignitosamente le famiglie che non troverebbero più spazio nell’ammortizatore sociale chiamato pubblica amministrazione?

Lo so che poi sosterrete che sono anche dei bacini elettorali importanti e quindi c’è anche il disinteresse comune a tutti i politici a mettersi contro tanti elettori ma, in questa mia analisi poco importa chi viene votato e chi no.

In questo contesto nel frattempo i fautori del patto scellerato cominciano a sentirne il peso economico, aiutati dalle varie crisi internazionali che si sono succedute e aiutati in tal senso anche dai patti di stabilità della comunità europea.

Tutti i governi, destra , sinistra ci provano.

Il tanto vituperato Prodi ci ha provato, però nel momento in cui ha visto che parte della sua coalizione lo avrebbe ucciso(cosa poi successa) ha preferito suicidarsi(aumentando le tasse) piuttosto che farsi uccidere.

Il problema sul quale chi ci governa (governo e opposizione) dovrebbe riflettere è proprio questo, come fare a portare al centro l’utente cittadino e lo studente, riducendo l’impatto sociale della trasformazione della pubblica amministrazione da ammortizzare sociale a servizio per i cittadini?

Dei politici seri, concordando ovviamente sulla scelta altrimenti è tempo perso, metterebbero a punto un piano bipartisan a 5/10 anni per traghettare coloro che verranno espulsi verso un esistenza dignitosa migliorando nel frattempo il servizio al cittadino.

So bene che è molto facile prendersela con gli statali e dargli dei fannulloni perchè producono poco o perchè sono assenteisti ma, vorrei vedere voi andare in ufficio e trovare altre 5 persone per il vostro posto di lavoro e non aver nulla da fare per un intera giornata, qualsiasi sociologo o psicologo potrà tranquillamente spiegarvi il senso di frustrazione che una situazione del genere può provocare.

No lorsignori il problema non sono i dipendenti pubblici il problema, in ordine di importanza sono:

  1. CGIL
  2. Sinistra Antagonista
  3. Partiti comunisti vari
  4. Destra (storace & C)
  5. Altri sindacati
  6. Ala sinistra del PD
  7. Ala destra del PDL
  8. Imprenditori
  9. PD e PDL

Per concludere fino a che PD e PDL non avranno un idea comune, che sia quella di mantenere la pubblica amministrazione come ammortizzatore sociale o quella di portare alla centralità il cittadino utente non si otterrà mai nulla di buono  e duraturo.

P.S.:Per quanto riguarda la qualità della scuola, per i potenti,di destra o di sinistra, non è un problema loro i soldi per mandare a studiare i figli in scuole private prestigiose in Italia o all’Estero li hanno.

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user by fam fam wolly | date by fam fam ven 19 set, 2008 | time by fam fam 11:06 am | Data Astrale staretrek 85716.8 | short link Short Link
nella Categoria: Il Wolly pensiero

Allo stato attuale della situazione Alitalia esiste un solo perdente:

Il contribuente Italiano

  • Il contribuente perde su tutti i fronti:
  • pagherà di tasca propria tutti i privilegi concessi agli AlitaGliani in tutti questi anni
  • Il contribuente Impresa avrà difficoltà a volare per portare avanti la propria azienda e quindi gli affari ne risentiranno ed anche l’occupazione
  • Il contribuente si troverà meno oppurtunità di lavoro perchè le multinazionali continueranno a non investire in Italia stante questa situazione

I vincitori:

  • I sindacati di categoria che grazie agli ammortizzatori sociali possono garantire ai loro associati  l’80% di stipendio per un pò di tempo senza lavorare lasciando il tempo di venire assunti, a condizioni decisamenti peggiori,  da chi occuperà lo spazio lasciato da alitalia
  • PDL e PD perchè con questa mossa i sindacati ci penseranno su 10 volte prima di arrivare di nuovo ad una situazione simile in future contrattazioni.
  • I vettori stranieri che con un tozzo di pane reciteranno la parte dei salvatori della patria.
  • Il nord che entrando in una logica di mercato il trasporto aereo vedrà privilegiati gli scali del nord a discapito di fiumicino.
  • I sindacati nazionali  che si sono dimostrati responsabili CISL & UIL che avranno la preferenza in ogni trattativa
  • Confindustria che potrà anche firmare solo con 2 delle 3 sigle senza passare per chi vuole distruggere l’unità sindacale dato che la CGIL ha chiaramente dimostrato di fregarsene dei lavoratori e di interessarsi solo della politica.

Chi non vince e non perde

In questo limbo rientrano gli imprenditori della CAI.

Il gruppo non era politicamente schierato a destra, era composto da imprenditori di tutti i colori però con la scelta di non firmare comunque solo con CISL,UIL e UGL ha fatto uno sgarbo enorme al Berlusca (a Milano lo chamiamo così, non cavaliere non silvio, non presidente o altro) e il Berlusca non è tipo da dimenticare e molti di loro hanno concessioni statali.

Inoltre Colaninno, dalemiano doc, ora si trova nella bruttissima posizione del tradito in casa perchè Epifani per fare un favore a Veltroni ha ucciso il “socio” Colaninno che ora si trova spiazzato con una copertura politica molto ridotta, il cavaliere azzurro del PD è ora il portabandiera solo di dalema e bisognerà vedere dalla ovvia “notte dei lunghi coltelli” che si registrerà a brevissimo nei corridoi del PD chi uscirà vincitore.

Colaninno jr., veltroniano doc trema anche lui perchè qualcuno in famiglia rischia di brutto.

Ricordati di firmare per far fallire Alitalia.

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user by fam fam wolly | date by fam fam gio 18 set, 2008 | time by fam fam 8:44 pm | Data Astrale staretrek 85715.17 | short link Short Link
nella Categoria: Il Wolly pensiero

Epifani l’ha fatta fuori dalla tazza, come giocatore di poker è un dilettante ha puntato sul bluf di CAI ma, quando ha detto “vedo” la CAI ha lasciato e lui ha perso e con lui circa 15.000 dipendenti e gli italiani tutti che dovranno pagare.

Ora sta cominciando a rimangiarsi tutto affermando che lui aveva firmato e che non si poteva andare contro i piloti, invita a non fare lo scaricabarili ma, leggendo con attenzione le sue parole è chiaro che sta cominciando lo scaricabarile nei confronti dei piloti.

Purtroppo sono stato fin troppo triste profeta nel mio post del 13 settembre con le notizie ANSiose infatti alcune centinia di dipendenti Alitalia, nostalgici dei vecchi slogan sindacali degli anni ’70 “lavorare meno per lavorare tutti” ” il salario è una variabile indipendente” “morte al padrone” et similari hanno con gioia urlato “Meglio falliti che in mano ai banditi!

Questa è senza alcun dubbio la più grande sconfitta sindacale dalla, lontanissima nel tempo 14 ottobre 1980, marcia dei 40.000 a Torino di fronte alla FIAT dove i sindacati e Berlinguer presero atto che la politica sindacale degli anni 70 era terminata.

Per riprendersi ci hanno messo decine di anni e probabilmente Epifani non ha ben compreso il danno che ha creato a tutti i lavoratori, non solo ai dipendenti Alitalia ma, a lui probabilmente non interessa perchè scommetto che a breve sarà candidato del PD da qualche parte assicurandosi stipendio e pensione di alto livello.

Unica nota positiva è che finalmente gli imprenditori hanno tirato fuori le palle e hanno sbattuto la porta in faccia a questi “neandertaliani” dei rapporti sindacali e della politica e mi auguro che sempre più imprenditori imparino da loro e li mandino a “scopare il mare con la forchetta”.

C’è un motivo per il quale in Italia non vengono le multinazionali ad investire, c’è un motivo per il quale non esistono più grandi imprese in Italia di proprietà italiana e questo motivo si chiama sindacato oltre naturalmente alla mancanza di sicurezza politica e la mancanza di incentivi ad investire.

Poi rimanete pure della vostra idea e pensate alle vostre utopie il risultato è di fronte agli occhi e l’unico modo per non vederlo è chiudere gli occhi ed inventarsi una realtà virtuale completamente diversa.

Il mio rimpianto è quello che non esiste più l’impero austro-ungarico ed il lombardo veneto.

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