- WordPress.com censura – John Ashfield ADV: pleeease!
- John Ashfield, le mie opinioni

NO alla censura
Questo post è una continuazione del post WordPress.com censura – John Ashfield ADV: pleeease!
Le ultime novità sono interessanti, viene confermato che la richiesta di censura del blog viene direttamente da John Ashfield.
Questo diventerà un altro caso interessante di studio sui pessimi comportamenti online di alcune aziende, al momento in cui scrivo il Barbara Streisand effect ha già creato dozzine di reblog del post, assolutamente non diffamatorio, e quindi l’azienda ha ottenuto l’effetto contrario.
Sarebbe stato molto meglio confrontarsi con l’autrice del blog, magari spiegare e ribattere con intelligenza all’accusa lanciata da un probabile ex dipendente della società ma, spesso si preferisce fare la voce grossa e spaventare gli altri, per fortuna in rete funziona poco e male.
Tags: ashfield, censura, intelligenza, John Ashfield, opinioni, reatoPost by wolly on febbraio 16th, 2010
Mi chiamo Paolo Valenti, il mio soprannome è Wolly dal quale nasce il Wolly's Weblog. Sono nato a Milano il 27 dicembre 1966 alle ore 11.45 am, Capricorno ascendente pesci. Vivo a Milano e sono felicemente sposato. Le mie passioni sono il golf, internet, la politica, la Sci-Fi, la tecnologia. Sono parte del team italiano di localizzazione e supporto di WordPress e sono l'organizzatore del WordCamp italiano, mi piace essere un Wordpress Evangelist. Il mio Curriculum lo potete trovare su Linkedin. Se volete contattarmi utilizzate la pagina "contattami", per favore non contattarmi per assistenza su WordPress, per quella rivolgiti al Forum d'assistenza.
wolly
3:49 pm
martedì, 16 febbraio, 2010
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Questo capita quando legge qualcuno dei dirigenti, passa la pratica al legale e via così.
Se invece la cosa parte dal marketing… sono fottuti…
Anche io scritto la mia, anche se non è un blog letto come i vostri, non si può stare zitti. Reblog anche io. Graziehttp://www.andreachiossi.com/www.andreachiossi.com/Blog/Voci/2010/2/16_New_Marketing_-_prima_parte_-.html
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scrivo anche di qui, va, mio commento: Questo capita quando legge qualcuno dei dirigenti, passa la pratica al legale e via così.Se invece la cosa parte dal marketing… sono fottuti…
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ma poi a ben leggere il post incriminato e tutti i commenti: dove sarebbe l’offesa alla reputazione nell’affermare che un’azienda produce all’estero? delocalizzare è considerato infamante per un marchio con nome straniero che ostenta l’utilizzo di tessuti prodotti altrove? ho l’impressione che si tratti davvero di atti strumentali…
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l’azienda comunica che usa solo tessuti prodotti in scozia e realizza i prodotti in italia, se le accuse fossero vere sarebbe frode in commercio, ripeto SE fossero vere.
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Il busillis è proprio quello, se delocalizzi per la legge italiana lo devi scrivere nell’etichetta, "MADE IN + paese di effettiva produzione", non mettere made in Italy così a caso. Secondo me non c’è voglia di scoprire il vaso di pandora sulla dicitura made in Italy.
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John Ashfield, le mie opinioni http://ff.im/-g23uu
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